Speranza, una parola meravigliosa.
Ha un significato speciale per ogni persona che la pronuncia, parola evocativa di qualcosa di prezioso a cui si tiene. Gli occhi si allargano, il sorriso si espande, il corpo si protende, la fantasia si accende nell’immaginare un “bene”, un cambiamento positivo che si colloca nel futuro. Mai come in questo periodo, dopo l’inizio di una delle più grandi emergenze sanitarie che abbia colpito il nostro Paese, credo sia importante riflettere sulla parola Speranza.
Sono grata di poter scrivere qualche riga all’interno del nostro Bollettino AIAT, mi fa sentire più vicina, più intima tra noi, in questi giorni in cui l’intimità è impedita quasi fosse un crimine ma ognuno accoglie la frustrazione in nome di un bene comune, la protezione. Ho personalmente scelto l’immagine di apertura di questa edizione straordinaria del Bollettino AIAT, di cui curo l’editing insieme a Leopoldo Spinosa e Rino Ventriglia: fiori di pesco in un cielo blu ed un sole che illumina con suoi i raggi caldi. Un’immagine di primavera, un’immagine di Speranza.
Il dilagare nel territorio nazionale del contagio per Coronavirus ha drammaticamente comportato cambiamenti radicali nelle nostre abitudini di vita, con la sospensione delle attività didattiche, con la chiusura di negozi, ristoranti, pubblici esercizi e attività commerciali, con la riduzione dei trasporti, con esperienze di isolamento e impossibilità a stringersi nell’affetto delle persone a cui siamo più legati.
La Speranza per noi tutti è una Consolazione: shoccati dagli inattesi eventi, impreparati nella gestione di giornate per molti povere di stimoli, preoccupati per la nostra sorte e per quella dei nostri cari, in tanti afflitti nel dolore della malattia o della perdita di chi ci è caro, ci affidiamo alla Speranza “che tutto questo finisca presto”, “che si ritorni alla normalità”, “che si possa portare avanti un progetto”, “che si possa rivedere chi amiamo”… Riporto una citazione del filosofo greco Filone Alessandrino: “Una volta presente, il bene è accompagnato dalla gioia; quando è atteso, è accompagnato dalla speranza… come la paura è una sofferenza prima della sofferenza, la speranza è una gioia prima della gioia”.
Una gioia prima della gioia…
La Speranza, tuttavia di per sé non richiede che si compiano azioni verso ciò che si desidera o che si attende in fiducioso augurio, non favorisce e non aiuta i comportamenti: può essere anche un impulso vaghissimo, di aspirazione debole, un sentimento inconsistente che non sostiene l’Azione… E’ importantissimo che sia coltivata e presente eppure, come sentimento da solo, la Speranza non basta.
Nella situazione sanitaria in cui siamo, cosa si può fare oltre che Sperare?
Credo che una bella risposta sia: si può Agire!
Agire, accettando un momentaneo sacrificio dove “stare a casa” significa proteggersi e proteggere; Agire, nel rispetto delle nostre fragilità, nel rispetto però anche delle fragilità altrui, senza inasprirsi, senza offendere o condannare; Agire, ringraziando chi ci aiuta e facendo la nostra parte a nostra volta; Agire per essere un esempio per i bambini e per gli adolescenti che hanno bisogno di vedere che gli adulti affrontano le difficoltà, anche quelle molto serie, con una luce salda nel cuore; Agire perché forse non “tutto andrà bene” (come leggo in molti social) ma possiamo Concorrere al bene. La Speranza non è il sentimento dei passivi, ma degli attivi! E’ il sentimento dei resistenti, è il sentimento dei combattenti! Così voglio pensarmi nella Speranza e nell’Azione.
Un ultimo pensiero cari amici.
Ogni persona coinvolta nella pandemia del Coronavirus, l’ammalato che si chiede se guarirà, il medico che in questo momento reindossa la mascherina, la figlia che riceve la telefonata sulle condizioni di suo padre in ospedale, la mamma del piccolo bambino che sta a casa con lui tutto il giorno, i nonni da soli senza vedere i figli, i lavoratori preoccupati per le loro attività, insomma… tutti noi… ecco, ognuna di queste persone è portatrice di una storia.
L’isolamento connesso al Coronavirus ci può permettere un maggior contatto con noi stessi, tolti dalle frenetiche attività di ogni giorno. Questa può essere l’occasione introspettiva per acquisire o approfondire la confidenza con la nostra storia, per chiederci se sentiamo di viverla in modo amichevole, tenero, comprensivo, essendo cioè gentili e compassionevoli con noi stessi e con gli altri. L’invito è alla ricerca del senso pieno della nostra storia: cogliere quello che sentiamo essere l’obiettivo della nostra vita, quello più pieno di significato per noi. Per alcune persone, l’obiettivo è essere padre, madre, marito, moglie; è svolgere una certa professione; è viaggiare. Tutti obiettivi importanti che ci rendono quello che siamo. Ripartire, forse non per riprendere dal punto di prima, ma per creare qualcosa di migliore.
Agire è anche questo: fare dell’esperienza del Coronavirus un’occasione di apprendimento etico, ecologico, relazionale e, per alcuni, chiedersi se sia il caso di organizzare la propria vita in un modo un po’ diverso, smettendola di rimandare a più avanti quello che non ci va di affrontare nel presente, convinti irrazionalmente di avere sempre un tempo davanti a noi.
Agire Sperando, per comunicare ora il nostro amore alle persone che amiamo e per celebrare l’amore verso noi stessi e verso la vita.





