Padre. Per alcuni è più facile esserlo, per altri è più difficile.
Alcuni padri si prendono cura dei loro figli in modo al contempo fermo e tenero, incoraggiando con carezze positive una crescita costruttiva.
Altri padri, per motivi diversi, sono in grande difficoltà nel relazionarsi con i propri figli, possono trovarli irritanti e avvertire il peso di grandi responsabilità, spesso sperimentando un’ambivalenza dei sentimenti.
Molti padri si comportano con i propri figli come i loro genitori si comportavano con loro stessi, in modi protettivi, autoritari, moralistici, indifferenti. Molti ancora impostano la relazione con i bambini su spiegazioni logiche ed obiettive, delucidano i fatti, risolvono i problemi (spesso sostituendosi ai figli). Infine molti altri si relazionano con i figli come se fossero loro stessi dei bambini, manifestando i sentimenti e gli atteggiamenti tipici della propria infanzia, cosa utile quando si scherza e si gioca con un figlio ma meno utile quando si tratta di educare al pensiero e alle emozioni. Chi conosce l’Analisi Transazionale, riconosce nella descrizione gli stati dell’Io Genitore nel Genitore, Adulto nel Genitore e Bambino nel Genitore.
Queste parole che descrivono l’esperienza di molti padri, valgono anche per l’esperienza di molte madri.
“Nel bene o nel male, i genitori servono da modelli che in certo modo risultano stampati nei cervelli dei loro bambini” (Muriel James and Dorothy Jongeward, 1971).
Tra le cose migliori che come genitori possiamo fare per i nostri figli, sta la possibilità di prendere in esame la nostra personale storia e decidere quali messaggi vogliamo trasmettere ad un’altra generazione.





